logo centro method istituto psico medico pedagogico
lavorare con la famiglia e con i bambini

LAVORARE CON LA FAMIGLIA E CON I BAMBINI: IL NOSTRO METODO

Questo approfondimento vuole offrire un semplice contributo a coloro che lavorano con la famiglia con bambini, attraverso una riflessione sulle esperienze condotte all’interno dell’Istituto di Terapia familiare “PISALIVORNO”.

La struttura è collegata con l’Istituto psico-medico-pedagogico “Centro Method”, che ha iniziato la propria attività nel 1984 occupandosi di infanzia, adolescenza e famiglia e con l’Istituto di Terapia familiare di Firenze, presso il quale lo staff clinico si è formato. Lo staff si avvale della consulenza e supervisione diretta del professor Rodolfo de Bernart.

Abbiamo la fortuna di poter lavorare molto con famiglie con bambini (anche piccoli), sia perché da venticinque anni ci occupiamo di infanzia, sia per una buona collaborazione con i pediatri e con le istituzioni scolastiche di zona.

Le problematiche relative ai figli per le quali è richiesto il nostro aiuto sono di varia tipologia: difficoltà di alimentazione e di ritmo sonno/veglia nei piccolini; fobia scolare, tic, comportamento inadeguato, disturbi di apprendimento, iperattività, disturbi del sonno, problemi di alimentazione, ansia da separazione nei più grandicelli.

Sappiamo che i bambini sono spesso tenuti lontani dalla stanza della terapia familiare, sia perché i genitori confidano di tenerli al riparo da tematiche relazionali complesse, sia perché lavorare in loro presenza può risultare difficile per i terapeuti.

È inoltre frequente che, a poche sedute con tutta la famiglia, seguano poi sequele di incontri con la coppia, per poter parlare tra adulti, per poter meglio affrontare le difficoltà genitoriali, per confrontarci su un mondo visto con gli occhi dei grandi, ritenendo che quello sia il mondo “vero”, illudendoci anzi che ci sia solo quello, dimenticando così che esiste un altro sguardo, spesso ben più competente e attento.

Certo non è semplice rapportarsi con i bambini in seduta, è faticoso coinvolgerli, renderli partecipi; i bambini talvolta si oppongono, mettono a soqquadro la stanza, interrompono, non ci seguono, altre volte non rispondono in modo pertinente alle nostre domande seppur formulate con grande abilità. Dopo un’ora di lavoro alcuni terapeuti si sentono esausti, temono di aver fatto brutta figura con i genitori (ma come, neanche i terapeuti riescono a far star buoni i bambini?) ed è forse anche per questo che è frequente che i figli siano così spesso lasciati a casa.

Non è una critica al lavoro altrui, bensì la consapevolezza di un vissuto personale che riguarda alcuni anni di lavoro sprecati a pensare che debba essere l’esperto a modificare i comportamenti dei bambini, che debba essere il consulente a trovare la via maestra da suggerire alle mamme e ai papà sprovveduti.

Da tempo ormai questa visione egocentrica è stata superata, il bambino in seduta è diventato una risorsa irrinunciabile; egli è un perito delle relazioni di coppia, con le sue opposizioni silenti o manifeste, con il caos che genera, con i commenti inattesi mentre sembra in altre faccende affaccendato, con il suo linguaggio accessibile a tutti, con il suo non verbale eloquente, è lui che apre al terapeuta le porte della famiglia, è lui che svela segreti, esprime desideri inconfessati, decifra con destrezza la mente degli adulti, rimanendo a tal punto intrappolato nella ragnatela dei legami da dover, in qualche modo, gridare aiuto.

Il suo è un grido ora esplicito ora soffocato, che si esprime con segnali di disagio o con veri e propri sintomi; la sua implicita richiesta di aiuto non è mai solo per se stesso, egli è il portavoce di altri membri della famiglia e, spesso, ne rappresenta il contenitore di emozioni tacite e trattenute.

Il lavoro con la famiglia con bambini richiede l’uso del gioco in seduta o, comunque, proposte di attività che abbiano sapore ludico; ecco allora che cerchiamo di avere in mente un bagaglio di idee, che magari non sempre mettiamo in pratica, ma che sono molto utili per farci sentire più sicuri in quelle situazioni particolarmente difficili.

La stanza in cui si svolgono le sedute contiene materiali ludici e grafico–pittorici; questi materiali sono ben organizzati, in modo da permettere una facile visibilità e ricerca da parte del bambino. Ecco che cosa c’è nella stanza:

– una lavagna a parete con spugnetta e pennarelli;

– una lavagna a fogli;

– materiale grafico –pittorici;

– pupazzi e bambolotti;

– animali domestici e non;

– costruzioni;

– sabbiera;

– oggetti riferiti alla quotidianità;

– elementi di arredo;

– elementi della natura;

– personaggi fantastici;

– personaggi concernenti la vita reale;

– altro ancora.

Il materiale non è alla rinfusa, ma ben ordinato, suddiviso per tipologie; la stanza non è affollata di cose e i bambini possono esplorarla con facilità, avvistarne gli oggetti, intravedere modalità di utilizzo di questi ultimi, immaginare i possibili scenari di gioco.

Gli oggetti relativi alla vita quotidiana sono in linea di massima i seguenti: oggetti di cucina(stoviglie, ecc.); frutta; verdura; cibi vari. Gli elementi di arredo sono in legno, di piccole dimensioni, ma fedeli alla realtà, che permettono la costruzione di ambienti della casa (camere, cucina, soggiorno, bagni, spazi esterni…).

Nonostante ci sia ampia ricchezza di proposte, spesso ai bambini manca qualcosa, ma possono sempre ricorrere all’assemblaggio di pezzi di costruzioni a loro disposizione.

Gli elementi della natura sono alberi, sassolini, petali di fiori, ecc… e sono utili per costruire ambienti esterni (parco, giardino…) o per inventare scenari fantastici.

I personaggi della famiglia sono maschili e femminili di varia età e di diversa etnia (bianchi e di colore), per offrire ai bambini la possibilità di costruire scene di vita quotidiana o di “inventare” situazioni nuove.

I personaggi fantastici (persone e animali) sono invece quelli delle fiabe più o meno classiche da cui sono stati tratti i più noti film Disney (Biancaneve e i sette nani, Cenerentola, Peter Pan, Aladdin, La carica dei 101, ecc…) e hanno quindi caratteristiche ben note ai bambini (ci sono i belli e i brutti, i buoni e i cattivi, gli eroi, le vittime, i personaggi magici).

Ma il materiale a disposizione comprende anche oggetti presenti nelle fiabe: il fuso che ha punto la Bella Addormentata, la lampada di Aladino, la bacchetta magica… che hanno una funzione magica.

La sabbiera è un semplice contenitore, un tavolino con fissata una cassetta colma di sabbia fine, piacevolmente palpabile. Le sue dimensioni non rispettano quelle canoniche e sono un po’ modificate, per maggiore praticità (il bordo è pochi centimetri più alto).

La sabbiera, in uso presso l’istituto Method dal 1990 sia per il lavoro individuale con il bambino sia per gli incontri con la famiglia, nel tempo è divenuta sempre più un valido strumento sia nella fase diagnostica sia durante il processo terapeutico.

Spesso i bambini sono spontaneamente incuriositi dal materiale a disposizione e, solo in alcuni casi, è necessario l’invito a giocare. La sabbia, i personaggi delle fiabe conosciute dalla maggior parte di essi, altri materiali per il gioco simbolico–imitativo (oggetti di cucina, oggetti di arredamento, personaggi della famiglia, casette, castello, automobiline, elementi della natura, ecc…) sono particolarmente invitanti e permettono ai bambini di costruire scenari, di creare il loro gioco, di mettere in scena situazioni, emozioni, fantasie.

I contenuti di questa pagina sono di proprietà di Centro Method Srl – Dott.ssa Monica Pratelli e riguardano tematiche di approfondimento relative ai settori Psico Medico Pedagogico e di Terapia Familiare.
Se lo ritenete opportuno usateli per arricchire vostri approfondimenti, contenuti, discussioni e analisi citandone la fonte. È gradito un link di supporto a questa pagina e un gesto di condivisione.

ARTICOLI SIMILI