Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza

Le paure dei bambini

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Il bambino deve continuamente adattarsi ai cambiamenti, alle nuove richieste della famiglia e della scuola; egli si sente sollecitato a imparare cose nuove, si sente dire spesso: “Ormai sei grande…”. Frasi di questo tipo possono creare ansia, che, a poco a poco, potrà dare origine a paure e insicurezze.

La paura è, comunque, anche qualcosa di fisiologico, utile alla crescita del bambino, in quanto attiva reazioni che servono a difenderlo dai pericoli che provengono dall’ambiente.

La paura diventa preoccupante quando si attiva senza che vi sia un pericolo reale o quando si presenta con un’intensità eccessiva rispetto allo stimolo che l’ha provocata.

I bambini hanno paure che spesso i grandi non riescono a comprendere, ma è comune che un bambino di tre–quattro anni abbia paura del buio, dei fantasmi, dei mostri o di altre immagini frutto della sua fantasia.

Queste paure, con il passare del tempo, svaniscono.

Quando la paura supera un certo limite e impedisce al bambino di vivere le normali esperienze quotidiane, occorre rivolgersi ad un esperto.

 

Come si manifesta la paura?



A volte il bambino la manifesta in modo aperto, altre volte, specie se egli non ripone sufficiente fiducia di poter essere ascoltato e aiutato dall’adulto e se non ci sono momenti familiari di intimità e confidenza, non viene verbalizzata e occorre essere attenti ai segnali non verbali, che esprimono un sentimento di disagio.

 

Quali possono essere questi segnali?

Il bambino può manifestare comportamenti che non fanno parte del suo abituale modo di agire, ma che ricordano quelli di quando era molto più piccolo, oppure appare demotivato, passivo, con tendenza all’isolamento.

In altri casi egli può mostrarsi impulsivo e aggressivo o può assumere comportamenti anomali, come difficoltà a dormire, capricci eccessivi, fissazioni sul cibo.

Di fronte a bambini particolarmente sensibili, occorre fare molta attenzione; è importante non fare richieste eccessive di crescita, non mostrarsi troppo ansiosi o allarmati, rassicurarli con affetto, rispettando le loro paure, senza derisioni o rimproveri, ma offrendo il nostro aiuto.

Da non dimenticare, inoltre, che tensioni familiari o di coppia, stati ansiosi e depressivi nei genitori, possono generare o incrementare le paure dei piccoli, i quali divengono così contenitori del malessere della famiglia.

 

I comportamenti da evitare

- Spingere il bambino ad affrontare situazioni per lui paurose con l’intento di fortificarlo o di punirlo

- Lasciarsi influenzare dall’ansia del bambino

- Non dare importanza alle paure del bambino, prenderlo in giro, punirlo per la sua mancanza di coraggio

- Assumere atteggiamenti di iperprotezione e di eccessiva apprensione, facendo così sentire il bambino come un essere debole e incapace

- Respingere il bambino quando chiede aiuto, facendolo sentire solo con la sua paura.

 

I comportamenti da assumere

- Dedicare alcuni momenti della giornata al bambino, ad una relazione di scambio, intimità e confidenza

- Ascoltare il bambino con comprensione e interesse quando ci parla delle sue paure

- Spiegargli le paure in modo semplice

- Dare al bambino il buon esempio, dimostrando di essere capaci di affrontare i pericoli reali e le situazioni quotidiane che possono sembrare difficili ai suoi occhi (ricordandosi che spesso le paure dei bambini assomigliano molto a quelle dei genitori)

- Dare al bambino la possibilità di superare le paure con gradualità, senza mettere fretta

- Incoraggiare il bambino al gioco libero, imitativo e di fantasia e al disegno; queste attività sono indispensabili per esprimere le loro ansie e le loro paure

- Mostrare fiducia nelle sue capacità generali, incoraggiarlo, gratificarlo nei suoi progressi

- Far sentire al bambino l’amore che abbiamo per lui, anche quando fa un po’ il cattivo

- Offrire contenimento e protezione nelle situazioni di difficoltà, in questo modo egli può riporre nei grandi la propria fiducia e può percepire di poter contare su di loro se ne sente la necessità

- Consultare l’esperto se la sofferenza del bambino è elevata e se i genitori non riescono a consolarlo e a rassicurarlo

- Consultare l’esperto se il problema si protrae e non si osservano graduali miglioramenti.

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