Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza

Le origini del gioco della sabbia

Le origini del gioco della sabbia

Pur non utilizzando il gioco della sabbia secondo i metodi classici, è suggestivo ricordarne le origini molto lontane e il suo graduale sviluppo.
Nel 1925 la pediatra Margaret Lowenfeld iniziò a lavorare con i bambini prendendo spunto da “Floor games”, un testo di Herbert George Wells pubblicato nel 1911, nel quale l’autore descriveva due giochi che egli faceva con i propri figli denominati le “Isole meravigliose” e le “Città”.
I bambini avevano a disposizione pezzetti di legno, cartone, scatole, piccoli giocattoli, creta, ecc. Il pavimento della stanza veniva diviso in due zone, una per ciascun bambino, e diveniva teatro su cui venivano costruite le scene. Nel gioco il pavimento era l’oceano su cui costruire le isole oppure il territorio su cui edificare le città.

 

I due bambini portavano a termine separatamente il gioco, poi ciascuno “esplorava” il territorio dell’altro, mentre il padre commentava ciò che avveniva, enfatizzando i contenuti più avventurosi.
Margaret Lowenfeld dette così il via alla “cassetta delle meraviglie”, raccogliendo materiali simili in miniatura, a cui, qualche anno dopo, aggiunse due vassoi: uno contenente sabbia e uno contenente acqua e, successivamente anche un vassoio di sabbia bagnata e piccoli oggetti in miniatura collocati in un armadietto. Le costruzioni elaborate dai bambini presero il nome di “Mondi” e Margaret iniziò una puntuale annotazione delle caratteristiche delle produzioni e giunse ad elaborare una tecnica che suscitasse “un interesse immediato nei bambini e che fornisse loro, per così dire, un linguaggio tramite cui comunicare con l’adulto che l’osserva”.
La prima presentazione della “tecnica del mondo” ebbe luogo a Parigi in occasione di un congresso internazionale nel1937 acui partecipò anche Jung; altri studiosi dell’infanzia hanno poi ulteriormente approfondito la tecnica, illustrata in altri importanti congressi tra i quali il Sesto Congresso Internazionale di Psicoterapia tenuto a Barcellona nel 1958.

 

Nel 1966 fu pubblicato il libro della psicologa Dora Kalff, intitolato “Standspiel”, nel quale descrive nove casi clinici. L’autrice rivisita in chiave junghianala Tecnicadel Mondo, affermando che “il bambino gioca, disegna o dipinge in una lingua simbolica di un’antichità millenaria …” e considerando il gioco della sabbia come uno strumento che facilita la spontaneità e permette di attivare quegli strati più profondi dell'inconscio, difficilmente raggiungibili con metodi più verbali.

Nel 1982 presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma si svolse il Convegno Internazionale di Psicoterapia Infantile Junghiana, che dedicò un’intera giornata al “Gioco della Sabbia”, con la partecipazione della stessa Dora Kalff; nel 1983 anchela Neuropsichiatria Infantiledi Pisa riservò una giornata di studio a questo metodo.
La sand play therapy si svolge in una stanza corredata di scaffali che contengono numerosi oggetti in miniatura, ben in vista e in ordine, e di una cassetta, il cui fondo è dipinto di blu, contenente sabbia. Le dimensioni classiche sono di centimetri 57x72x7, per porre limiti “alla fantasia di chi gioca, agendo così come fattore di coordinazione e di protezione. La figura di sabbia che il bambino forma, scegliendo fra centinaia di piccoli oggetti, può essere concepita come rappresentazione tridimensionale di una situazione psichica… il conflitto viene trasposto dal mondo interno all’esterno, e reso visibile. Questo gioco della fantasia influenza la dinamica dell’inconscio nel bambino e agisce così nella sua psiche”(Kalff, 1966).

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