Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza

Le difficoltà temporanee dei bambini

Difficoltà dei bambini

Le difficoltà temporanee dei bambini

 

Ci sono bambini che sembrano avere tutte le carte in regola, ma che in relazione alla scuola sono un vero disastro.

Essi hanno l’aspetto e le caratteristiche dei bambini “normali”, mostrano capacità adeguate, hanno attraversato processi di sviluppo in linea con l’età, eppure…
Se entriamo in una qualsiasi classe di scuola elementare e osserviamo attentamente il gruppo notiamo subito chiare differenze individuali: ci sono bambini che, dopo pochi minuti hanno già esaurito i proprio tempo di attenzione, altri che molto incuriositi dall’argomento sollecitano il docente a procedere, altri ancora sembrano avere la testa tra le nuvole e lo sguardo perso chissà in quale angolo dei propri pensieri.

C’è poi chi gingilla con gli oggetti posti sul banco, quasi ad inventarsi un mondo fantastico in alternativa a quello troppo faticoso della scuola e chi maneggia gli strumenti del mestiere (penne, quaderni, ecc.) quasi fossero oggetti a lui sconosciuti, come se ogni volta che vi entra in contatto, fosse la prima volta.



 

Nella vita di ognuno di noi possono esserci momenti particolarmente difficili, che creano disagio e impediscono di raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Anche per i bambini vale la stessa cosa. Essi possono vivere preoccupazioni, sofferenze, dispiaceri che fanno fatica a esprimere e che assorbono le loro energie, rendendole così poco disponibili per l’apprendimento o, comunque, per la vita scolastica.

 

Quali possono essere queste situazioni di disagio?

Varie sono le cause, che si possono distinguere in: fisiche e psicologiche.

 

Le cause fisiche

 

Una malattia fisica, che il bambino incontra per un periodo scolastico può causare stanchezza, facile esauribilità, irritabilità, difficoltà oggettiva a eseguire il compito. Pensiamo, ad esempio, alla Mononucleosi, che interferisce notevolmente sui tempi di attenzione, che provoca debilitazione e facile affaticamento per un periodo piuttosto lungo. Proviamo a immaginare un alunno che, a causa dell’occhio pigro, è costretto all’occlusione del suo occhio “migliore”, egli ha bisogno di tempo per abituarsi ad una nuova visione del mondo, ha bisogno di comprensione, di pause, di accoglienza della propria legittima irritabilità. E chi, per un incidente, è assente per un periodo dalla scuola o va a scuola con un arto ingessato, magari proprio quello della mano con cui sa scrivere?

Come possiamo vedere, non si tratta necessariamente di gravi problemi di salute; sono sufficienti situazioni anche di lieve entità, per porre ostacoli al regolare percorso di apprendimento dei bambini e i docenti, grazie alla loro particolare attenzione e alla loro professionalità, sanno come sostenere, come incoraggiare, evitando penalizzazioni e inutili rimproveri. Da queste esperienze gli alunni ne escono fortificati se gli adulti di riferimento non assumono atteggiamenti di scoraggiamento o di scarso contenimento.

 

 

Le cause psicologiche

 

In questo ambito tante sono le situazioni che possono contribuire a un calo di rendimento e di motivazione nei bambini.

Si tratta di circostanze che provocano nuclei di sofferenza psicologica, talvolta mascherata da comportamenti inadeguati, magari trasgressivi, oppositori, provocatori, altre volte da chiusura, ritiro in se stessi, difficoltà a interagire con i coetanei e con gli insegnanti.

Ci sono inoltre famiglie che vivono temporanee situazioni di disagio e che sono costrette ad acconsentire all’affido dei loro bambini, affinchè essi possano trovare un luogo più sereno ed equilibrato per il proprio sviluppo. Ma i bambini vivono tutto questo come uno “strappo” dal loro ambiente affettivo e serve tempo per reinvestire in obiettivi di crescita.

Ci sono bambini adottati, che necessitano di tempo e sostegno per poter costruire buoni legami affettivi, per potersi fidare senza timore dell’abbandono. Ci sono bambini che vivono conflitti familiari, che attraversano la fase della separazione dei genitori, che si assumono responsabilità inadeguate all’età, che sono spesso soli, privi di controllo da parte degli adulti. Per tutti loro e per altri ancora lo sguardo attento dell’insegnante può fare molto; nelle situazioni in cui le esperienze appaiono negative la scuola può diventare il luogo in cui “spendere” le proprie risorse, le proprie capacità, la scuola può assumere valore affettivo, senso di appartenenza, oltre che essere ambiente di apprendimento. Perché questo avvenga è però indispensabile l’accoglienza dei grandi, i quali devono, in definitiva, “fare il tifo” per i bambini, alla ricerca dei loro punti di forza.

Anche gli errori didattici, pedagogici e organizzativi della scuola possono generare Bisogni Educativi Speciali; le classi troppo numerose, le scarse ore di compresenza, le strategie di insegnamento non consone, l’inadeguatezza degli spazi e dei materiali, la preparazione professionale non ottimale, la non continuità dell’insegnamento… anche questo concorre a creare un rendimento inadeguato e un processo di apprendimento non al passo con le reali capacità degli alunni.

 

 

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