La terapia con il bambino disgrafico
la terapia con il bambino disgrafico

La disgrafia è una difficoltà di scrittura che riguarda la riproduzione dei segni alfabetici e numerici.
I bambini disgrafici presentano lacune marcate nelle seguenti competenze di base:
- Competenze grafo-motorie;
- Competenze di orientamento e integrazione spazio-temporale;
- Competenze di coordinazione oculo-manuale e di coordinazione dinamica generale;
- Competenze di discriminazione e memorizzazione visiva sequenziale;
- Competenze metafonologiche.


Il lavoro con il bambino disgrafico
Il bambino disgrafico necessita di un intervento specialistico, poiché il solo recupero effettuato in ambito scolastico spesso può non essere sufficiente. Nel corso di questo secolo molti sono stati i metodi elaborati per la terapia della disgrafia; vari autori hanno espresso pareri contrastanti, ma, quasi sempre, si è considerato come unico rimedio l’esercizio ripetitivo, finalizzato al raggiungimento di una più adeguata coordinazione della mano, trascurando spesso la motricità globale e le attività percettive. Riteniamo che considerare esclusivamente gli aspetti grafici e grafo-motori, sia molto riduttivo rispetto a quelle che sono le lacune presenti nelle competenze di base coinvolte. Le esperienze portate avanti in questo senso hanno inoltre dimostrato che può verificarsi un miglioramento nell’esecuzione dei prodotti grafici, ma spesso, una volta abbandonato l’esercizio, la difficoltà si ripresenta, poiché le lacune che ne stanno alla base non sono state sufficientemente ridotte. Il recupero della disgrafia deve essere portato avanti da operatori qualificati, in stretta collaborazione con la scuola, la quale può offrire valide risorse concorrendo così allo sviluppo delle varie capacità strettamente collegate con il disturbo della scrittura. Il contributo competente dei docenti può garantire migliori risultati, favorendo la conquista di una strumentalità più adeguata e, al tempo stesso, promuovendo situazioni comunicative all’interno delle quali possano essere valorizzati sia i codici verbali che quelli non verbali. Il progetto terapeutico deve essere personalizzato in relazione alle caratteristiche psicologiche del soggetto, agli ambiti di competenza, potenzialità e difficoltà riscontrati, ai tempi di attenzione, ai livelli motivazionali e di metacognizione individuati.

 

La capacità di porsi in relazione positiva e significativa da parte dell’operatore e la partecipazione attiva del soggetto stanno al primo posto e sono il segreto per ogni buon intervento; il bambino dovrà essere informato circa il lavoro da svolgere, anzi, egli stesso dovrà essere coinvolto nella formulazione degli obiettivi che, di volta in volta, sarà possibile raggiungere e nel monitoraggio del proprio lavoro. Solo se sarà protagonista del proprio processo di sviluppo, potrà coinvolgersi attivamente nelle proposte, autogratificarsi per i piccoli progressi, non scoraggiarsi di fronte di fronte agli insuccessi né arrendersi davanti ad attività spesso un po’ noiose e ripetitive. Il programma di intervento proposto può essere suddiviso in due itinerari che devono essere portati avanti parallelamente:

a) itinerario relativo allo sviluppo delle competenze di base

b) itinerario specifico per la scrittura

 

Il primo itinerario è finalizzato alla riduzione delle lacune riscontrate nelle capacità di base; il secondo itinerario ha invece lo scopo di promuovere la conquista di capacità di scrittura più adeguate. E’ importante quindi che i due percorsi siano proposti parallelamente e con gradualità, per evitare di rimandare nel tempo la conquista di quelle capacità di grafo -motorie che possono gratificare il bambino, permettendogli di verificare che, anche a scuola, si iniziano a vedere risultati positivi. Le competenze di base su cui è importante lavorare sono le seguenti:
- percezione organizzazione spazio – temporale;
- integrazione spazio – temporale (ritmo);
- conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo;
- equilibrio e coordinazione;
- rilassamento;
- lateralità;
- coordinazione visuo – motoria e oculo -manuale Le attività relative a queste competenze devono essere proposte sia parallelamente che e in modo “intrecciato”, cioè attraverso esercizi – gioco che richiedono lo sviluppo il potenziamento di singole competenze e attraverso esercizi – gioco che richiedono lo sviluppo e il potenziamento di più competenze insieme. E’ importante ricordare che ciò che è acquisito dovrà lasciare il posto ad attività gradualmente più complesse ed evolute L’itinerario specifico per la scrittura comprende attività relative a:
. impostazione dei grafemi e scrittura in stampato maiuscolo;
. impostazione dei grafemi e scrittura in corsivo Queste attività sono finalizzate alla riduzione delle difficoltà grafo – motorie che interferiscono nella scrittura e alla graduale conquista di più adeguate competenze di comunicazione scritta. Nel corso delle attività di recupero può essere facilitante l’uso di quaderni colorati che guidano sia alla corretta impostazione dei segni alfabetici che al rispetto dello spazio grafico (“Quaderni Erickson", Edizioni Centro Erickson Trento). Ecco una traccia da seguire:
- Impostazione dei singoli grafemi seguendo i suggerimenti delle pagine precedenti;
- Sequenze di grafemi;
- Suddivisione dei grafemi nelle quattro categorie(grafemi piccoli, grafemi alti, grafemi bassi, grafemi alti – bassi) e successive attività di memorizzazione;
- Scrittura di sillabe, parole bisillabe, trisillabe…
- Scrittura di frasi sempre più complesse.

 

Il lavoro sulla grafia deve essere costantemente abbinato ad attività di lettura e di ortografia; è quindi consigliabile proporre gli esercizi di scrittura ad esercizi fonologici, metafonologica e di decodifica. Le attività fin qui descritte necessitano di essere, a livelli diversi di difficoltà, periodicamente riproposte al bambino disgrafico; le sue acquisizioni, infatti, procedono con lentezza, il suo processo di sviluppo grafo – motorio ha bisogno di essere sollecitato, incoraggiato e gratificato, affinché la motivazione ad apprendere rimanga viva e le conquiste maturate permangano nel tempo. Indicazioni utili per la diagnosi e la terapia sono contenute nel libro: Disgrafia e difficoltà grafo – motorie, Edizioni Centro Erickson, Trento.


La collaborazione della famiglia

Il bambino disgrafico possiede livelli di autonomia quotidiana piuttosto bassi in relazione all’età cronologica. Le difficoltà di coordinazione dinamica e visuo:
– motoria interferiscono infatti nelle sue prestazioni, che risultano goffe, impacciate, lente e imprecise. I genitori, d’altro canto, sono spesso portati ad anticipare azioni e ad eseguirle al posto del bambino ed è per questo che si riscontrano il più delle volte significative ripercussioni anche nell’autonomia personale; le difficoltà più frequentemente riscontrate sono le seguenti:
- difficoltà nell’esecuzione autonoma delle attività quotidiane (vestirsi, lavarsi, prepararsi lo zaino…);
- difficoltà ad eseguire attività quotidiane che richiedono una adeguata coordinazione oculo – manuale e motoria (tagliarsi la carne, mangiare con precisione, allacciarsi le scarpe …);
- difficoltà ad orientarsi nello spazio a disposizione;
- difficoltà a localizzare i materiali che servono in un determinato momento;
- difficoltà a tenere in ordine i propri materiali;
- difficoltà nel gioco costruttivo da effettuare su modello dato;
- difficoltà ad orientarsi nel tempo quotidiano: essere puntuali, saper aspettare il momento giusto, sapere con precisione che momento della giornata stiamo vivendo;
- difficoltà a sapere più o meno che ore sono;
- difficoltà ad orientarsi nell’orario scolastico( successione delle materie, organizzazione dei compiti…);
- difficoltà ad orientarsi nel tempo prossimale( ieri, oggi, domani…);
- difficoltà a leggere l’orologio;
- difficoltà a memorizzare i giorni della settimana;
- difficoltà ad orientarsi nei giorni della settimana (che giorno è oggi…che giorno era ieri…che giorno sarà domani…);
- difficoltà a memorizzare i mesi dell’anno e ad orientarsi rispetto alle festività La famiglia può collaborare, permettendo al bambino la conquista graduale di nuove competenze legate all’autonomia personale, evitando così che egli possa sentirsi incapace non solo in ambito scolastico, ma anche nella quotidianità e facendo leva sulle reali capacità individuate nel corso dell’osservazione.


Disgrafia e disagio psicologico
Purtroppo è frequente che le difficoltà specifiche di apprendimento non vengano individuate precocemente e il bambino è costretto così a vivere una serie di insuccessi a catena senza che se ne riesca a comprendere il motivo. Quasi sempre i risultati insoddisfacenti in ambito scolastico vengono attribuiti allo scarso impegno, al disinteresse verso le varie attività, alla distrazione e così questi alunni, oltre a sostenere il peso della propria incapacità, se ne sentono anche responsabili e colpevoli. L’insuccesso prolungato genera scarsa autostima; dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità scaturisce un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine ad una elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni emotivo -affettive particolari quali la forte inibizione, l’aggressività, gli atteggiamenti istrionici di disturbo alla classe e, in alcuni casi, la depressione. Il soggetto con disturbo di apprendimento vive quindi il proprio problema a tutto tondo e ne rimane imprigionato fino a che non si fa chiarezza, fino a che non viene elaborata una diagnosi accurata che permette finalmente di scoprire le carte. La disgrafia pone il bambino di fronte alla certezza della propria incompetenza, poiché è l’aspetto più visibile del suo apprendimento; il suo quaderno è pasticciato, sgualcito, pieno di correzioni e segni rossi e di una serie di parole incomprensibili che sembrano gli scarabocchi dei piccoli quando “fanno finta” di scrivere. Quel quaderno è un segno tangibile della sua incapacità e l’alunno finisce per identificarsi con esso: non è la sua scrittura che non va bene, è egli stesso a non andare bene. A scuola si scrive, ma non solo durante le ore di educazione linguistica: si scrive sempre, in ogni materia, si scrive anche troppo e quello zaino diventa il contenitore delle difficoltà. Ma lo zaino non si lascia a scuola, si porta anche a casa, per fare i compiti per il giorno dopo, per mostrare il lavoro di scuola ai genitori e va a finire che … quello zaino si finisce per portarlo sulle spalle ovunque, almeno fino a che non si trova una via di uscita. Il bambino disgrafico, come spesso capita in genere al bambino con disturbo di apprendimento, vive sulla propria pelle la difficoltà; egli si trova a far parte di un contesto (la scuola) nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte, ma osserva che la maggior parte dei compagni si inserisce con serenità nelle attività proposte ed ottiene buoni risultati. Sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli adulti (“stai più attento!”; ” impegnati di più!”; “hai bisogno di esercitarti molto”…) e spesso non trova soddisfazione neanche nelle attività extrascolastiche, poiché le lacune percettivo -motorie possono non farlo “brillare” nello sport o non renderlo pienamente autonomo nella quotidianità. Ecco che si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei e inizia a maturare un forte senso di colpa; si sente responsabile delle proprie difficoltà, ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui: né gli insegnanti né i genitori. Talvolta, per non percepire il proprio disagio mette in atto meccanismi di difesa che non fanno che aumentare il senso di colpa, come il forte disimpegno (“Non scrivo perché non ne ho voglia!” ; “Non eseguo il compito perché non mi interessa”…) o l’attacco (aggressività). Talvolta il disagio è così elevato da annientare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura. Ecco che è davvero importante individuare precocemente il problema, dare prima possibile il via ad un adeguato percorso, finalizzato sia alla riduzione della difficoltà specifica che alla maturazione di più adeguati livelli di autostima. E’ chiaro che risulta indispensabile il coinvolgimento della scuola e della famiglia, in quanto luoghi e scenari di vita del soggetto: il riconoscimento della difficoltà, l’individuazione delle capacità, la comprensione del vissuto emotivo – affettivo, la valorizzazione degli ambiti di competenza e la promozione di più adeguati livelli di sviluppo, potranno garantire buoni risultati sia sul piano grafo – motorio che per il bambino “intero”.


Bibliografia di riferimento

Monica Pratelli, Quaderni Erickson", Edizioni Centro Erickson Trento
Monica Pratelli, Disgrafia e difficoltà grafo – motorie, Edizioni CentroErickson, Trento.

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