Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza

La lotta contro la violenza inizia in famiglia

violenza

  La lotta contro la violenza inizia in famiglia

 

L’educazione alla non violenza inizia in famiglia, attraverso la costruzione di un clima affettivo, che consenta l’espressione e la regolazione delle emozioni. Alcuni bambini assumono comportamenti aggressivi dettati dall’impulsività, che si manifesta con la mancanza di controllo. Sembra che, per loro, il tempo di attesa sia insopportabile; gli attimi sono interminabili, se il bambino chiede una cosa, la vuole subito, non riesce ad aspettare e, se il desiderio non è soddisfatto, scatta immediatamente una bizza, che a volte è incontenibile. Magari, una volta ottenuto ciò che è stato richiesto, l’interesse crolla; quell’oggetto non rappresentava quindi un desiderio vero, il bambino non aveva in mente un progetto, non ne prefigurava l’uso, non aveva fantasticato scenari da realizzare: voleva quella cosa, subito, e basta. 

 

  • Difficoltà a entrare in contatto con le emozioni

 

E’ frequente che i bambini siano poco esperti dell’alfabeto delle emozioni; le emozioni hanno mille sfaccettature, non ce ne sono di buone e di cattive, sono tutte degne di essere vissute, ascoltate, socializzate. Ma non è facile ed essi, sia che provino tristezza, delusione, senso di sconfitta, si arrabbiano, non chiedono aiuto agli adulti, si scatenano in crisi inconsolabili, cariche di rabbia o di disperazione oppure si chiudono in se stessi.

 

  • La mancanza di ascolto

 

Molti genitori lamentano la difficoltà ad essere ascoltati dai propri figli, che sembrano sempre disattenti, con la testa altrove. Dobbiamo riconoscere che i bambini, per essere coinvolti, hanno necessità di stimoli di buona qualità, ma, soprattutto, di una relazione affettiva positiva, che non si crea durante il momento del rimprovero, ma si costruisce giorno per giorno, attraverso la condivisione di esperienze, la narrazione, il fare cose insieme nella quotidianità.

 

  • Le somiglianze con le difficoltà degli adulti 

 

Ci sembra però che le difficoltà descritte non appartengono solo al mondo dei bambini, ma anche agli adulti. La capacità di aspettare si sta riducendo sempre più; pensiamo solo al disagio che molti provano nell’attesa di collegarsi a internet, nell’attesa che si apra un link che hanno cliccato solo una frazione di secondo prima, nell’attesa che il semaforo diventi verde. Eppure si tratta solo di pochi attimi! La capacità di entrare in contatto con le proprie emozioni non è certo a livelli ottimali; anche i grandi tendono a convogliare i propri stati d’animo nella rabbia o nella chiusura, concedono poco a se stessi (per esempio, all’espressione autentica di una delusione), sembrano non trovare le parole giuste per farlo. Anche l’ascolto dell’altro è limitato, ci sono stimoli distraenti, che portano “fuori“ dalla relazione, la tendenza alla disattenzione sta aumentando anche negli adulti e l’espressione dei bisogni non è certo facile. Da chi possono allora imparare i bambini? 

 

  • Gli adulti come modello

 

Sono quindi soprattutto i genitori, a offrire l’esempio ai figli e, se questo esempio si manifesta con l’impazienza, con l’impulsività, con la difficoltà a gestire le emozioni, esso entrerà a far parte, nel tempo, di uno stile relazionale al quale i bambini faranno riferimento, non per imitazione, ma per l’interiorizzazione di un modello che rappresenta un senso di appartenenza.

 

  • Apprendere il rispetto reciproco

 

La considerazione per l’altro, il rispetto reciproco si apprendono tra le mura domestiche. La parità tra i sessi, la valorizzazione e l’accoglienza delle differenze, la comprensione dei bisogni di chi ci sta vicino sono tutte conquiste che si costruiscono fin dalla nascita, passo dopo passo. La parità dei diritti, l’uguaglianza, la tolleranza sono valori che dovrebbero essere ormai scontati nella nostra società, ma non sono sufficienti le parole per trasmetterli, le spiegazioni servono a poco, se non sono accompagnate dai fatti. “I bambini imparano quello che vivono” recita una nota poesia di Dorothy Law Nolte, i cui contenuti sono davvero significativi. Sono le esperienze che contano, sono le “pratiche” quotidiane che lasciano impronte indelebili e che devono quindi essere “buone pratiche”.

 

  • Le buone pratiche


I “No” sono fondamentali e sono i grandi che devono imparare a gestirli. Sono i genitori a decidere che cosa si può o non si può fare, senza mollare alla prima bizza. Le routine quotidiane sono davvero d’aiuto, offrono regolarità di esperienze, danno sicurezza e possono essere trasgredite, se decidiamo, di comune accordo, di fare un’eccezione. La coerenza  è poi fondamentale; i genitori, anche se separati, devono condividere le scelte educative, offrendo un esempio collaborativo ed evitando di disorientare i figli. La capacità di gestire il conflitto e la rabbia è basilare e la perdita del controllo da parte di uno o di tutti e due i genitori si “appiccica” nella mente dei figli come un’impronta indelebile; la violenza rischia di essere legittimata come normale reazione alla frustrazione. Ogni genitore deve essere consapevole dell’importanza del proprio ruolo e del proprio valore affettivo, ogni genitore deve tenere in mente che la relazione con i figli si costruisce nel rispetto delle loro caratteristiche e differenze e sintonizzandosi con le loro emozioni, con i loro bisogni e con i loro punti di forza. I bambini hanno bisogno di sentirsi “visti” nei loro momenti positivi, valorizzati per le proprie capacità, in una relazione contenitiva e accogliente.

Monica Pratelli

Psicologa e psicoterapeuta

Centro Method 

 

 

 

 

 

 

 


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