La dislessia nel bambino: come si manifesta
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Come si manifesta la dislessia nel bambino? Quali i sintomi? 

Ecco quali sono le caratteristiche relative alla decodifica della parola o del testo scritto.

Scarsa discriminazione di grafemi diversamente orientati nello spazio

Il soggetto mostra chiare difficoltà nel discriminare grafemi uguali o simili, ma diversamente orientati. Egli, ad esempio, confonde la “p” e la “b”; la “d” e la “q”; la “u” e la “n”; la “a” e la “e”; la "b" e la "d"...
Nel nostro alfabeto molte sono le coppie di fonemi che differiscono rispetto al loro orientamento nello spazio, per cui le incertezze e le difficoltà di discriminazione possono rappresentare un vero e proprio impedimento alla lettura.


Scarsa discriminazione di grafemi che differiscono per piccoli particolari

Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi che presentano somiglianze. Egli, ad esempio può confondere la “m” con la “n”; la “c” con la “e”; la “f” con la “t”...)


Scarsa discriminazione di grafemi che corrispondono a fonemi sordi e fonemi sonori

Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi relativi a fonemi con somiglianze percettivo–uditive. L’alfabeto è composto di due gruppi di fonemi: i fonemi sordi e i fonemi sonori che, tra loro risultano somiglianti, per cui, anche in questo caso l’incertezza percettiva può rappresentare un vero e proprio ostacolo alla lettura. Le coppie di fonemi simili sono le seguenti:
F – V;T – D; P – B; C – G; L – R; M – N; S – Z


Difficoltà di decodifica sequenziale

Leggere richiede al lettore di procedere con lo sguardo in direzione sinistra-destra e dall’alto in basso; tale processo appare complesso per tutti gli individui nelle fasi iniziali di apprendimento della lettura, ma, con l’affinarsi della tecnica e con l’uso della componente intuitiva la difficoltà diminuisce gradualmente fino a scomparire. Nel soggetto dislessico ci troviamo di fronte, invece a un vero e proprio ostacolo nella decodifica sequenziale, per cui si manifestano con elevata frequenza gli errori di seguito descritti.


Omissione di grafemi e di sillabe

Il soggetto omette la lettura di parti della parola; può tralasciare la decodifica di consonanti (ad esempio può leggere “fote” anzichè “fonte; oppure “capo” anzichè “campo”...) oppure di vocali (può leggere, ad esempio, “fume” anzichè “fiume; “puma” anzichè piuma”...) e, spesso, anche di sillabe (può leggere “talo” anzichè “tavolo”; “paro” anzichè “papavero” ).


Salti di parole e salti da un rigo all’altro

Il soggetto dislessico presenta evidenti difficoltà a procedere sul rigo e ad andare a capo, per cui sono frequenti anche “salti” di intere parole o di intere righe di lettura.


Inversioni di sillabe

Spesso la sequenza dei grafemi viene invertita provocando errori particolari di decodifica della sillaba (il soggetto può, ad esempio, leggere “li” al posto di “il”; “la” al posto di “al”, “ni” al posto di “in”...) e della parola (può leggere, ad esempio, “talovo” al posto di “tavolo”...).


Aggiunte e ripetizioni

La difficoltà a procedere con lo sguardo nella direzione sinistra-destra può dare origine anche ad errori di decodifica caratterizzati dall’aggiunta di un grafema o di una sillaba (ad esempio “tavovolo” al posto di “tavolo”...).


Prevalenza della componente intuitiva

Il soggetto che presenta chiare difficoltà di lettura, privilegia, indubbiamente l’uso del processo intuitivo rispetto a quello di decodifica; l’intuizione della parola scritta rappresenta un valido strumento, ma, al tempo stesso, è fonte di errori. Non di rado, infatti, il soggetto esegue la decodifica della prima parte della parola, talvolta anche solo del primo grafema o della prima sillaba e procede “inventando l’altra parte. La parola contenuta nel testo viene così ad essere spesso trasformata in un’altra di significato affine o completamente diverso.


Possibili ripercussioni sulla scrittura

Difficoltà di copia dalla lavagna Difficoltà di organizzazione spaziale sul foglio Difficoltà grafo-motorie Difficoltà ortografiche


Possibili ripercussioni sull’apprendimento logico ­matematico

Difficoltà nella decodifica dei simboli numerici Confusione di simboli numerici simili Inversione di cifre Difficoltà di decodifica del testo del problema Difficoltà a gestire la sequenzialità nelle operazioni matematiche Difficoltà ad organizzare lo spazio grafico Difficoltà a memorizzare le tabelline.


Possibili ripercussioni sull’autonomia personale

Come spesso accade nei soggetti con disturbo specifico di apprendimento, anche nei dislessici si possono rilevare incertezze in alcune attività legate all’autonomia personale; le difficoltà più frequenti sono le seguenti:
- Difficoltà a orientarsi nel tempo quotidiano: essere puntuali, saper aspettare il momento giusto, sapere con precisione che momento della giornata stiamo vivendo (mattino, pomeriggio, sera...);
- Difficoltà a sapere più o meno che ore sono;
- Difficoltà ad orientarsi nelle routines quotidiane;
- Difficoltà nell’esecuzione autonoma delle attività quotidiane (vestirsi, lavarsi, riordinare i propri materiali, prepararsi lo zaino...);
- Difficoltà ad orientarsi nell’orario scolastico (successione delle materie, organizzazione dei compiti...);
- Difficoltà a orientarsi nel tempo prossimale (ieri, oggi, domani...);
- Difficoltà a leggere l’orologio;
- Difficoltà a memorizzare i giorni della settimana;
- Difficoltà a orientarsi nei giorni della settimana (che giorno è oggi... che giorno era ieri... che giorno sarà domani...);
- Difficoltà a memorizzare i mesi dell’anno e ad orientarsi rispetto alle festività.


Dislessia e difficoltà semplici della lettura

La dislessia si riconosce per la presenza di tutte le caratteristiche, più o meno prevalenti, sopra descritte, che impediscono o ostacolano fortemente il processo di decodifica.
Le difficoltà semplici di lettura si riconoscono per la presenza di uno o di alcuni degli elementi di riconoscimento sopra descritti, ma gli ostacoli alla conquista di adeguate tecniche di lettura risultano superabili attraverso l’esercizio graduato, la proposta di attività coinvolgenti e stimolanti, la sollecitazione delle curiosità del soggetto, lo sviluppo di capacità di base talvolta non adeguatamente interiorizzate all’ingresso della scuola elementare.
Le difficoltà semplici di lettura sono dovute, quasi sempre, a un ritardo maturazionale, a lievi difficoltà percettivo-motorie, a un inadeguato bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale, ma anche ad errori didattico-pedagogici che i docenti compiono sia nelle prime proposte didattiche relative all’approccio alla lingua scritta che, successivamente, negli itinerari di recupero conseguenti all’accertamento delle difficoltà stesse.


Il lavoro con il bambino dislessico: la terapia per la dislessia

Come già affermato, il soggetto dislessico necessita di un intervento specialistico, in quanto, difficilmente, il recupero effettuato in ambito scolastico può, da solo, rimuovere le difficoltà.
Nel corso di anni si è parlato molto di dislessia e, da un punto di vista diagnostico, grazie agli studi effettuati, il nostro paese può definirsi all’avanguardia. Poco invece si descrive rispetto ai possibili percorsi terapeutici, per l’elaborazione dei quali è necessario tenere presente i risultati dell’osservazione diagnostica.
Ogni percorso terapeutico deve essere personalizzato in relazione alle caratteristiche psicologiche del soggetto, agli ambiti di competenza, potenzialità e difficoltà riscontrati, ai tempi di attenzione, ai livelli motivazionali e di metacognizione individuati.
La terapia che proponiamo presso l’Istituto Centro Method può essere suddivisa in due itinerari che devono essere portati avanti parallelamente:
a) itinerario relativo alle competenze di base percettivo – motorie e meta -fonologiche
b) itinerario specifico per la lettura
Il primo itinerario è finalizzato alla riduzione delle lacune riscontrate nelle capacità di base; il secondo itinerario ha invece lo scopo di promuovere la conquista di capacità di lettura e scrittura più adeguate.
E’ importante quindi che i due itinerari siano proposti parallelamente e con gradualità, per evitare di rimandare nel tempo la conquista di quelle capacità di lettura che possono gratificare il bambino.
Quest’ultimo dovrà essere informato circa il lavoro da svolgere, anzi, egli stesso dovrà conoscere gli obiettivi che, di volta in volta, dovranno essere raggiunti; in questo modo gli sarà possibile essere protagonista e, al tempo stesso, “osservatore” dei propri processi di apprendimento.


Dislessia e disagio psicologico

Purtroppo è frequente che le difficoltà specifiche di apprendimento non vengano individuate precocemente e il bambino è costretto così a vivere una serie di insuccessi a catena senza che se ne riesca a comprendere il motivo. Quasi sempre i risultati insoddisfacenti in ambito scolastico vengono attribuiti allo scarso impegno, al disinteresse verso le varie attività, alla distrazione e così questi alunni, oltre a sostenere il peso della propria incapacità, se ne sentono anche responsabili e colpevoli.
L’insuccesso prolungato genera scarsa autostima; dalla mancanza di fiducia nelle proprie possibilità scaturisce un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine ad una elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni emotivo-affettive particolari quali la forte inibizione, l’aggressività, gli atteggiamenti istrionici di disturbo alla classe e, in alcuni casi, la depressione.
Il soggetto con disturbo di apprendimento vive quindi il proprio problema a tutto tondo e ne rimane imprigionato fino a che non si fa chiarezza, fino a che non viene elaborata una diagnosi accurata che permette finalmente di scoprire le carte.


Come si “sente” chi è in difficoltà

Proviamo, per un attimo, a metterci nei panni di un bambino o di un ragazzo con disturbo di apprendimento e immaginiamone le esperienze e gli stati d’animo:
- egli si trova a far parte di un contesto (la scuola) nel quale vengono proposte attività per lui troppo complesse e astratte;
- osserva però che la maggior parte dei compagni si inserisce con serenità nelle attività proposte ed ottiene buoni risultati;
- sente su di sé continue sollecitazioni da parte degli adulti (“stai più attento!”;” Impegnati di più!”; “hai bisogno di esercitarti molto”...);
- spesso non trova soddisfazione neanche nelle attività extrascolastiche, poiché le lacune percettivo motorie possono non farlo “brillare” nello sport e non renderlo pienamente autonomo nella quotidianità;
- si percepisce come incapace e incompetente rispetto ai coetanei;
- inizia a maturare un forte senso di colpa; si sente responsabile delle proprie difficoltà;
- ritiene che nessuno sia soddisfatto di lui: né gli insegnanti né i genitori;
- ritiene di non essere all’altezza dei compagni e che questi non lo considerino membro del loro gruppo a meno che non vengano messi in atto comportamenti particolari(ad esempio quello di fare il buffone di classe);
- per non percepire il proprio disagio mette in atto meccanismi di difesa che non fanno che aumentare il senso di colpa, come il forte disimpegno ( “Non leggo perché non ne ho voglia!”; “Non eseguo il compito perché non mi interessa”...) o l’attacco (aggressività).
Talvolta il disagio è così elevato da annientare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura.


Come si “sente” la famiglia

In famiglia non si respira certo un’aria migliore. Per la maggior parte dei genitori la scuola è importante, è al primo posto nella vita dei bambini e dei ragazzi, tutto il resto viene dopo e, se la scuola va a rotoli...
Non di rado si sente dire ai genitori rispetto alla difficoltà del figlio: “Non me lo aspettavo...mi è sempre sembrato un bambino intelligente... L’ingresso nella scuola elementare ha, in questi casi, fatto emergere un problema; il bambino non apprende come gli altri, gli altri sanno già leggere e scrivere, lui invece... Inizia così la storia del bambino – scolaro, una storia che, in certi casi, ha risvolti davvero drammatici, non si riesce a comprendere tutta quella serie di “perché” che permetterebbero di intraprendere percorsi adeguati ed efficaci e si cercano soluzioni spesso dannose, anche se decise in buona fede.
Ecco allora che si sottopongono i figli ad estenuanti esercizi di recupero pomeridiano, si elargiscono punizioni (niente più sport, niente più play station...) e, talvolta si arriva anche a far cambiare scuola al figlio (“quelle insegnanti non hanno capito nulla, meglio cambiare aria”). Nonostante si parli molto di questi problemi, purtroppo c’è ancora scarsa conoscenza e non sempre la diagnosi giunge in tempi accettabili, cosicché sia il bambino che la famiglia tutta vivono esperienze frustranti, generatrici di ansia e di un clima affettivo non certamente favorevole.

Monica Pratelli

Bibliografia dell’autore:

Monica Pratelli, Difficoltà di lettura e dislessia: diagnosi, terapia e consulenza alla famiglia, Edizioni Junior, Bergamo

Monica Pratelli, Disgrafia e difficoltà grafo-motorie, Edizioni Erickson, Trento Monica Pratelli, Lo vedo dagli occhi, edizioni Franco Angeli, Milano 

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