La discalculia nel bambino: come si manifesta
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La discalculia è un disturbo specifico dell’apprendimento del bambino di tipo matematico. 

La discalculia è quindi una particolare difficoltà nel calcolo che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche. I simboli numerici sono quantitativamente inferiori rispetto a quelli alfabetici (10 cifre contro 21 lettere), ma complessa è la loro combinazione che si basa sul valore posizionale. Per molti bambini, infatti, non c’è differenza tra 13 e 31 oppure tra 215 e521, inquanto essi, pur essendo in grado di denominare le singole cifre, non riescono ad attribuire significato alla loro posizione all’interno dell’intero numero.

Spesso alla base ci sono difficoltà di orientamento spaziale e di organizzazione sequenziale che si evidenziano sia nella lettura che nella scrittura dei numeri ( il numero 9 viene confuso con il 6; il numero 21 con il 12; il 3 viene scritto al contrario così come altri numeri...).
Oltre a questo esistono coppie di numeri che hanno tra loro una lieve somiglianza, come ad esempio il numero 1 e il numero 7; il 3 e l’8; il 3 e il 5.
Confondere queste cifre significa anche non attribuirle alla giusta quantità, per cui non è raro che anche semplici esercizi vengano svolti in modo errato.

Chiediamoci allora: “Il soggetto non sa contare oppure non distingue adeguatamente i simboli numerici?” Di solito è presente la capacità di numerare in senso progressivo, cioè di procedere da zero in poi (1-2-3-4-5...), ma non quella di numerare in senso regressivo, partendo cioè da una determinata cifra e andando indietro ( 6-5- 4-3-2-1-0). Un altro ostacolo che crea al soggetto situazioni di disagio è la difficoltà a memorizzare la tavola pitagorica con conseguente impossibilità ad eseguire correttamente moltiplicazioni e divisioni. Anche alla base della discalculia ritroviamo carenze relative alle abilità percettivo-motorie, ma, non di rado, le difficoltà logico-matematiche sono attribuibili anche a una carenza di esperienze concrete.

Fin dalla primissima infanzia il bambino deve conoscere il mondo, manipolare gli oggetti, raggrupparli secondo criteri, costruire con essi strutture via via più complesse. Alla dell’infanzia materna e nel primo ciclo di scuola elementare queste esperienze continuano ad essere molto importanti, l’uso del materiale concreto (oggetti, immagini, blocchi logici, regoli in colore, multibase) è indispensabile per guidare il bambino verso la conquista dei concetti fondamentali.

L’uso dei simboli, la memorizzazione delle regole esecutive e delle cosiddette “tabelline” vengono dopo e devono essere conquiste graduali e non meccanismi superficiali che tanto facilmente si dimenticano. Le difficoltà che stanno alla base del disturbo riguardano quindi la lentezza nel processo di simbolizzazione, le carenze in ambito percettivo – motorio e nella manipolazione, le lacune nell’ organizzazione e nell’ integrazione spazio-temporale, i processi di memorizzazione e l’incertezza nell’ esecuzione di consegne in sequenza e nell’organizzazione del compito. Durante i primi anni della scuola primaria è inoltre importante promuovere una adeguata organizzazione dell’aula e dei materiali in essa contenuti, per permettere al bambino un facile orientamento e una semplice reperibilità di tutto ciò che gli occorre; è opportuno dedicare spazio all’attività psicomotoria( per sviluppare capacità di orientamento spaziale), alle filastrocche che parlano di numeri, ai giochi da tavolo(tombole, memory, ecc), ad attività di manipolazione(didò da plasmare, scolpire, trasformare; uso di materiali strutturati, ecc.), per favorire la conquista del concetto di quantità e la reversibilità del pensiero, alla costruzione di cartelloni di grande impatto visivo, che possono servire a riepilogare un argomento trattato o ad illustrare le sequenze operative di un problema.

 

Sempre nei primi anni non è utile richiedere l’esecuzione di calcoli veloci né la memorizzazione di strategie, poiché questi alunni spenderebbero in questo tutte le loro energie, che rimarrebbero così carenti per la comprensione. A partire dalla classe terza è indispensabile concedere l’uso di tabelle riassuntive e formulari, linee dei numeri, calcolatrice … distinguendo così i momenti in cui si lavora per affrontare problemi dai momenti in cui ci si allena per imparare ad eseguire calcoli. L’insegnante può concedere al bambino discalculico dei tempi esecutivi più lunghi, ma, in modo particolare, è utile che lo aiuti a suddividersi il compito in più fasi da ricontrollare a mano a mano insieme.
Un suggerimento conclusivo: la matematica è intorno a noi e il bambino discalculico fa fatica a destreggiarsi sempre e ovunque con il mondo dei numeri; aiutiamolo quindi a guardarsi intorno, a quantificare e verificare distanze e grandezze in modo semplice(“quanti passi ci sono secondo te per arrivare …?”; “quanti bicchieri si potranno riempire con l’acqua che è in questa bottiglia?”; “quanti gelati con dieci euro?”, ecc.), ma anche a sentirsi competente sui numeri che lo riguardano direttamente(il suo numero civico, il suo numero di scarpe, la misura del suo peso e della sua altezza, il suo numero telefonico, il numero del bus che passa da casa sua…), affinchè possa sentirsi, nonostante tutto, padrone di ciò che lo circonda.

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