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Diagnosi difficoltà e disturbi del linguaggio del bambino
Diagnosi difficoltà e disturbi del linguaggio del bambino

Diagnosi delle difficoltà e disturbi del linguaggio del bambino

 

L’attenzione allo sviluppo del linguaggio dei bambini è di fondamentale importanza per identificare precocemente un disturbo e per individuare l’eventuale necessità di una terapia logopedica.
Quando s’interviene precocemente, infatti, le possibilità di recupero, sono sicuramente più elevate; il bambino è motivato alle attività – gioco che lo specialista propone e i suoi tempi di recupero si riducono notevolmente rispetto a ciò che accade negli interventi più tardivi, quando il ritardo è più consistente e il dislivello con i coetanei ha già intaccato l’autostima.
Non dobbiamo, inoltre, dimenticare che l’adeguata capacità di linguaggio è una delle garanzie per il benessere socio – affettivo e per l’apprendimento scolastico.

 

Come identificare le difficoltà

Le difficoltà qui descritte sono quelle più frequentemente riscontrabili nei bambini. L’attenzione degli adulti può facilitarne l’individuazione e può permettere un intervento terapeutico precoce.
In molti casi è comunque sufficiente un’osservazione specialistica che toglie ogni dubbio e preoccupazione ai genitori, ma che è utile anche per ricevere suggerimenti e consigli da parte dell’esperto.

 

La disfonia

La disfonia è un’alterazione della voce che può colpire sia gli adulti sia i bambini.
A seconda del tipo e della gravità dell’alterazione la voce può apparire rauca, stridula, con alterazioni del ritmo e della melodia, fino a divenire afona.
Le disfonie solitamente sono dovute a noduli presenti sulle corde vocali o a forme infiammatorie.

 

La balbuzie

La balbuzie è un disturbo funzionale della fluenza verbale caratterizzato da ripetizioni, pause, prolungamenti di fonemi e di sillabe o all’inizio della parola o all’interno della parola o della frase.
In questo tipo di disturbo la componente emotiva ha un peso non indifferente, poiché l’ansia e il disagio incidono notevolmente sulla produzione verbale.
Esiste comunque anche una balbuzie fisiologica che può insorgere intorno ai tre - quattro anni, nel momento, cioè, in cui avvengono i primi contatti significativi con il mondo esterno e con i coetanei.

Il ritardo semplice di linguaggio
Il bambino con ritardo di linguaggio si esprime quasi sempre con una frase completa, ma poco comprensibile all’adulto, poiché molti dei fonemi che compongono le parole vengono pronunciati in modo errato oppure omessi.
Questa difficoltà non dipende da deficit di tipo uditivo né da capacità intellettive inadeguate all’età; il bambino comprende il codice verbale, ma sta portando avanti con lentezza il proprio processo di sviluppo del linguaggio orale.

Le difficoltà di pronuncia per alterazioni dell'apparato

bucco-fonatorio
In un numero ristretto di casi le difficoltà di pronuncia sono dovute ad alcune alterazioni dell’apparato bucco- fonatorio.

Le più comuni tra queste sono:

Frenulo corto: è un’anomalia congenita in cui il cordoncino posto sotto la lingua è troppo corto. Il bambino, in questi casi, articola in modo errato i fonemi che implicano il sollevamento della lingua.

Morso alterato: le arcate dentarie si trovano in posizione scorretta e non permettono la giusta realizzazione di alcuni fonemi.

Deglutizione atipica: è dovuta al permanere della deglutizione infantile anche nell’età successiva, per cui alcuni fonemi vengono pronunciati in modo alterato.

I disturbi Specifici di Linguaggio

Nei bambini che presentano disturbo specifico l’evoluzione del linguaggio segue un ritmo rallentato: la parola-frase può durare fino ai quattro anni, e le prime frasi di due parole mantengono caratteristiche telegrafiche.

Nella frase, l’ordine delle parole è anomalo e caratteristico, gli articoli, le preposizioni e gli ausiliari sono spesso assenti, o usati in modo improprio.

L’uso dei verbi è scarso e le produzioni verbali sono brevi e sintatticamente rudimentali. Possono inoltre verificarsi distorsioni foniche, sostituzioni, inversioni e omissioni.

Quasi sempre l’intento comunicativo è buono; il bambino vorrebbe dire tante cose ma non riesce a esprimerle verbalmente, poiché non è in grado di “ripescare” le parole che fanno parte del proprio patrimonio per esprimere un pensiero.

Le principali caratteristiche possono essere così descritte:

Disturbo specifico dell’articolazione e dell’eloquio

L’acquisizione dell’abilità di produzione dei suoni verbali è ritardata o deviante con conseguente difficoltà nell’efficacia comunicativa del bambino.

La diagnosi è possibile in presenza di:

- intelligenza non verbale nella norma;

- abilità linguistiche espressive e ricettive nella norma;

- anomalie dell’articolazione non direttamente attribuibili ad alterazioni sensoriali, anatomiche o neurologiche;

- anomalie nel contesto d’uso colloquiale del linguaggio.

 

Disturbo del linguaggio espressivo

La capacità di esprimersi tramite il linguaggio è marcatamente al di sotto del livello appropriato alla sua età mentale, ma con una comprensione nella norma.

La diagnosi è possibile in presenza di:

- intelligenza non verbale nella norma;

- mancanza di produzione di singole parole intorno a due anni;

- piccole frasi di due parole intorno a tre anni;

- sviluppo limitato del vocabolario;

- espressioni di lunghezza ridotta;

- strutturazione della frase poco evoluta e/o deviante;

- difficoltà nella fluidità della frase/racconto;

- ritardi/anormalità per i suoni linguistici.

 

 

Disturbo della comprensione del linguaggio

Comprensione del linguaggio non coerente con l’età cronologica.

La diagnosi è possibile in presenza di:

- intelligenza non verbale nella norma;

- comprensione verbale marcatamente discrepante con l’età mentale non verbale;

- capacità di espressione poco evolute e/o devianti.

 Quando si manifestano?

Lo sviluppo del linguaggio è caratterizzato da una grande variabilità interindividuale, dovuta sia a fattori biologici, sia a fattori ambientali (minore o maggiore stimolazione in ambito familiare, inserimento precoce a scuola, presenza di fratelli o sorelle, eccetera).

Le importanti tappe di sviluppo:
Mediamente intorno ai 24 mesi il bambino possiede già un vocabolario di circa 100 parole e inizia a formare le prime frasi (combinazioni di due parole, spesso associate a un gesto indicativo o simbolico).
Intorno ai 30 mesi di età avviene generalmente la vera esplosione del linguaggio, in particolare del vocabolario: il numero di parole prodotte dal bambino aumenta in breve tempo e il bambino inizia a produrre frasi di tre o più parole.
Un parametro fondamentale da tenere in considerazione in ogni caso è un’adeguata comprensione del linguaggio dell’adulto: se questa è presente è comunque importante fornire indicazioni alla famiglia sugli stili educativi che favoriscono lo sviluppo di abilità espressive linguistiche.
Anche se il bambino è piccolo è consigliabile comunque una valutazione a carattere globale, che consenta un primo inquadramento diagnostico e la possibilità di dare indicazioni ai genitori, per evitare che la difficoltà perduri nel tempo.
Oltre i 30-36 mesi è opportuna una valutazione strutturata, che esplori i vari ambiti di capacità del bambino: livello cognitivo, comunicativo e linguistico, livello psicomotorio, ecc.

Come affrontare le difficoltà

L’età di tre anni costituisce una sorta di spartiacque tra i bambini cosiddetti “parlatori tardivi” e i bambini con un probabile disturbo specifico di linguaggio.
La presenza di una produzione ancora non adeguata secondo i parametri sopracitati dovrà necessariamente essere valutata da un’attenta valutazione specialistica.
Non conviene, infatti, aspettare nella speranza che il disturbo si risolva da sé.
La consultazione di un centro per la cura dei disturbi del linguaggio aiuterà a inquadrare e affrontare un problema che non va sottovalutato, in quanto può condizionare fortemente la vita di relazione e gli apprendimenti scolastici.

Che cosa devono fare i genitori?

- ascoltare il bambino quando parla, anche se mostra difficoltà, con attenzione e serenità, senza mostrare fretta, ansia, insofferenza;

- lasciare che concluda sempre il suo discorso, anche se richiede più tempo;

- favorire l’uso del gesto a supporto dell’efficacia comunicativa;

- riformulare la produzione “scorretta” del bambino e non correggerla: il bambino impara implicitamente dal modello verbale dell’adulto, non dall’esercizio di ripetizione: quindi non “ricattare” per avere la produzione corretta;

- parlare molto al bambino, in modo rilassato e lento, ma senza scandire troppo le parole;

- valorizzare le altre qualità del bambino in modo da aumentare la sua autostima;

- accettare il bambino con il suo disturbo, creandogli intorno un mondo accogliente dove il suo “problema” non venga sottolineato e ingigantito.

Che cosa non fare

- non parlare davanti al bambino delle sue difficoltà;

- non anticiparlo quando parla, completando le parole o le frasi;

- non interromperlo dicendogli che si è già capito;

- non mortificare, anzi, favorire l’uso del gesto a supporto del linguaggio verbale del bambino: questo può aiutarlo ad esprimersi, favorendo la sua efficacia e possibilità comunicativa;

- non correggerlo quando pronuncia male una parola o una frase, ma riformularla correttamente nel rispondergli.

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