Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza

Autostima nei bambini e adolescenti

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Spesso, riferendoci ad alcuni alunni, ci viene da dire: “Marco non ha fiducia in se stesso”; “Laura non ha autostima”, “Luca potrebbe ottenere migliori risultati se credesse di più nelle proprie capacità”.

È vero, le nostre prestazioni, oltre che dalle competenze acquisite nel tempo, dipendono molto da quanto ci mettiamo in gioco, da quanto siamo consapevoli delle nostre capacità ed è altrettanto vero che molti dei nostri alunni appaiono bloccati o si limitano ad eseguire il minimo indispensabile.

Ma che cos’è l’autostima? È il giudizio o la valutazione che ciascuno di noi ha di se stesso e delle proprie prestazioni nei diversi contesti personali, familiari e sociali in cui si trova inserito.

Questa valutazione, soprattutto nei bambini, è strettamente legata alla consapevolezza, più o meno presente, del proprio valore agli occhi degli altri significativi: genitori, insegnanti, compagni… l’autostima si comincia a costruire quindi fin dalla nascita ed è connessa con la relazione affettiva che si instaura con i genitori, i quali, fin dai primi giorni di vita, devono infondere nei figli quel senso di fiducia e sicurezza che è garanzia di un legame affettivo sufficientemente buono.

I genitori sono lo specchio in cui i figli si riflettono e l’immagine che ne viene rimandata è quella che, per lungo tempo, ci portiamo dentro, ma è anche un’immagine via via modificabile, attraverso quella serie di “ritocchi”, perfezionamenti e rifiniture che le nostre esperienze ci danno la possibilità di eseguire, grazie ai piccoli e grandi successi, grazie all’approvazione che riceviamo dagli altri.

Non possiamo quindi pensare che un bambino, come sua caratteristica personale, possa essere sicuro di sé, fiducioso o meno nelle sue possibilità, al di là dell’immagine di sé che vede proiettata negli occhi degli altri.

E la scuola? La scuola è il terreno di gioco nel quale i bambini si mettono maggiormente alla prova e dove, spesso, le sconfitte sono più scottanti.

Autostimarsi significa valutare le proprie caratteristiche, “darsi un voto”, ma tutto questo viene fatto sulla base di un confronto con altre persone. La scarsa fiducia in sé è inoltre collegabile con effettive difficoltà presenti negli alunni.

I bambini che presentano Disturbo Specifico di Apprendimento hanno solitamente livelli bassi di autostima ed hanno quasi sempre vissuto sulla propria pelle il crollo delle aspettative dei genitori, i quali, prima dell’impatto con la scuola, ritenevano di avere un figlio capace, adeguato, competente (vedi articoli precedenti sui DSA).

I bambini immaturi sono sempre posti di fronte a richieste troppo grandi per loro e, anche in questo caso, l’autostima viene a mancare, mentre i bambini particolarmente ansiosi possono riconoscere in parte le proprie capacità, ma l’ansia da prestazione gioca loro brutti scherzi e, alla fine, i risultati che ottengono non sono soddisfacenti, la gratificazione che ottengono non è pari alla fatica e, come in un gioco senza fine, non alimenta l’autostima.

La scuola è un’esperienza totalizzante nella vita dei bambini, sia per il tempo giornaliero che essi vi trascorrono che per le esperienze cognitive, affettive e relazionali vissute al suo interno; la scuola primaria, in modo particolare, accoglie alunni nell’età di latenza, periodo dello sviluppo caratterizzato da un forte investimento nell’apprendere, nel soddisfare curiosità, nel soddisfare il desiderio di conoscenza. Ma i livelli di sviluppo cognitivo dei bambini sono personali e non sempre corrispondono alle attese degli adulti; non di rado questi ultimi possono dare ai piccoli la sensazione che ciò che essi imparano non basta mai, che i loro risultati non sono mai soddisfacenti; ecco che il piacere della scoperta si riduce e subentra uno stato di apprensione per il compito, per la prestazione.

L’apprendimento trova le sue garanzie proprio nella fiducia che gli alunni nutrono nella propria capacità di apprendere e nella stima che giunge dagli sguardi dei docenti e dei genitori; a questo proposito il primo compito della scuola consiste quindi nel non rubare agli alunni la speranza di potercela fare, aiutandoli ad individuare quelle capacità che essi non riescono a vedere in se stessi, a suddividere il lavoro in parti accessibili, a trovare strategie per ricordare procedure e per riutilizzarle in contesti diversi.

I bambini particolarmente insicuri hanno bisogno di essere posti di fronte a situazioni non completamente nuove e che comunque gli consentano di sperimentare un vissuto di successo. A volte invece, per gli scarsi tempi a disposizione dei docenti, le richieste non possono essere calibrate e personalizzate, i compiti risultano allora più complessi e inadeguati alle reali possibilità e quindi inevitabilmente il rischio di insuccesso è alto. È fondamentale stabilire sempre degli obiettivi appropriati per il bambino, stimolandolo a esplorare il mondo, a conoscere e imparare, ma sempre senza porlo di fronte a compiti che non potrebbe risolvere perché troppo grandi per lui.

È importante che i bambini sentano l’interesse degli adulti nei loro confronti, osservino su di sé uno sguardo attivo, di chi comprende la difficoltà, di chi ne sostiene e ne incoraggia il superamento. Per uno bambino con disistima nulla è peggiore del sentirsi trasparente e inconsistente agli occhi degli altri o del sentirsi svalutato come persona e non solo per l’errore commesso.

Il buon intervento che può fare la scuola deve però essere integrato con un buon intervento della famiglia; a questo scopo risulta indispensabile il contatto con i genitori, che deve essere costante e costruttivo; sono loro le figure di riferimento più importanti ed è fondamentale che i bambini colgano un buon equilibrio negli atteggiamenti adulti: le difficoltà devono essere riconosciute, ma, parallelamente, devono anche essere ricercati insieme i percorsi di aiuto, le soluzioni possibili, evitando di far emergere quel risentimento che fa percepire il bambino come figlio deludente. Le aspettative inappagate, l’ansia degli adulti, le manifestazioni di insoddisfazione sono deterrenti per la conquista della fiducia in sé, pertanto è opportuno un esame di realtà, che metta in evidenza le reali capacità e difficoltà, che solleciti la consapevolezza delle risorse e dei limiti, in modo tale da non eccedere né in gratificazioni esaltate, non corrispondenti alla realtà né in penalizzazioni eccessive e schiaccianti: il bambino ha bisogno di riconoscimento e di autoriconoscimento di un valore autentico, dal quale procedere per migliorarsi.

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